Partecipazione dei Lavoratori: il Socio Cooperativo come Risposta Sistemica


Il 23 marzo si è svolto l’incontro organizzato da Confcooperative Lavoro e Servizi Lombardia presso la sede milanese di via Filzi: “Partecipazione dei lavoratori: perché il Socio di cooperativa è già una soluzione”. Un appuntamento che precede l’Assemblea Regionale del 4 maggio per il rinnovo degli organi federali e che si è rivelato molto più di un momento preparatorio. Il terreno normativo è quello della Legge 76/2025, che dopo settantotto anni dà attuazione concreta all’articolo 45 della Costituzione, disciplinando la partecipazione in quattro ambiti: gestionale, economico-finanziario, organizzativo e consultivo. Il modello cooperativo non deve adeguarsi — lo pratica strutturalmente da oltre un secolo.

La sedimentazione come patrimonio organizzativo

Dopo l’apertura di Marco Menni, Vicepresidente Vicario di Confcooperative, Massimo Stronati ha introdotto il concetto chiave della giornata: le sedimentazioni imprenditoriali nelle persone rispetto alla cooperativa sociale. Nelle organizzazioni di lungo corso, i valori non si trasmettono per decreto: si stratificano nella cultura e nelle persone che la vivono quotidianamente. È un patrimonio invisibile ma determinante per la tenuta del modello.

Lo scopo come leva: il problema dei tre scalpellini

Il contributo più denso è venuto da Luca Mortara di Valdani Vicari e Associati. La domanda di partenza: perché la partecipazione è oggi un tema centrale per Confcooperative? La risposta è passata attraverso la storia dei tre scalpellini — tre operai, stesso lavoro, tre orientamenti radicalmente diversi. Solo chi risponde “sto costruendo una cattedrale” ha uno scopo. Mortara ha messo in tensione due culture organizzative — quella orientata al fare e quella orientata allo scopo — e ha individuato il primo obiettivo strategico: definire uno scopo cooperativo condiviso ed emozionante, non solo enunciato in statuto.

Da qui il riferimento alle startup come modelli di ingaggio, non di business. Segnali fertili di un futuro in cui la partecipazione uomo-macchina ridefinisce la prestazione lavorativa — con implicazioni dirette per la cooperazione sociale che opera con persone in condizione di fragilità.

Partecipazione organizzativa: metodo e strumenti

Il secondo obiettivo identificato da Mortara è la partecipazione organizzativa strutturata. Lo strumento proposto è la metodologia OKRObjectives and Key Results — sistema di allineamento collettivo attorno a obiettivi condivisi e misurabili. Presuppone che le persone abbiano voce in capitolo su cosa raggiungere, rendendolo intrinsecamente cooperativo nel metodo. Vale il principio: se vuoi risultati diversi, devi fare cose diverse.

Il socio cooperatore come risposta valoriale

Nino Aiello ha chiuso i lavori affrontando il duplice ruolo del socio cooperatore — con il nodo tecnico dei contributi fissi — per poi spostarsi sul piano più urgente: la dimensione valoriale.

La Legge 76/2025 non è un punto di arrivo: è un’apertura. Il modello del socio cooperatore — con la complessità di diritti, doveri, rischi condivisi e scopo comune — è già la risposta più matura che il sistema economico italiano abbia prodotto alla domanda di partecipazione.

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