Un dato che non possiamo ignorare
Al 31 dicembre 2025 le cooperative registrate presso le Camere di Commercio italiane sono 96.612, in calo del 9% rispetto alle 106.180 del 2024. Le cooperative attive si fermano a 58.594 unità, con una contrazione del 6,9% in un solo anno. Le nuove iscrizioni? Appena 1.892, contro le 1.992 del 2024: il peggior dato delle serie storiche avviate nel 2009. (Fonte: Fondosviluppo – Studi & Ricerche n. 316, febbraio 2026)
Nel medesimo periodo, il sistema imprenditoriale italiano generale ha chiuso il 2025 con un saldo positivo di 56.599 imprese (nuove iscrizioni per 323.533 unità — Unioncamere, Movimprese 2025). Il confronto è impietoso: mentre l’imprenditoria italiana tiene, la forma cooperativa arretra. È una crisi strutturale.
La base costituzionale: un mandato rimasto disatteso
L’art. 45 della Costituzione non è una dichiarazione di principio, è un mandato operativo rivolto al legislatore. La Corte Costituzionale, con sentenza n. 116/2025, ha ribadito che la funzione sociale della cooperazione non è riducibile a mera agevolazione tributaria, ma costituisce un valore ordinamentale autonomo che richiede politiche attive di sostegno.
Cinque cause strutturali
- Il problema dimensionale: le cooperative nascono già piccole; la raccolta di capitale da terzi è vincolata dalla disciplina codicistica (artt. 2511 ss. c.c.) e dalla struttura mutualistica.
- Il caro energia: moltiplicatore asimmetrico per cooperative di produzione/lavoro, agricole e di servizi ad alta intensità di manodopera.
- La patrimonializzazione bloccata: il paradosso della riserva indivisibile (divieto di distribuzione utili, temperato solo dai ristorni all’1% fino a €5.000 ex L. 199/2025).
- La burocrazia non proporzionale: la modulistica MIMIT (decreti 5 marzo 2025) impone gli assetti organizzativi anche alle cooperative minori — barriera all’entrata per realtà con 5-10 soci. Serve il principio di proporzionalità normativa.
- Il deficit culturale: la forma cooperativa è sistematicamente sottorappresentata nei percorsi formativi (ITS, università, accelerazione).
Framework APPNIE: la scacchiera per leggere la crisi
Diversamente dalla SWOT, il modello APPNIE (Cusi, Ferri, Micozzi, Palazzo) analizza le relazioni tra nodi normativi, attori istituzionali e flussi di cambiamento. Applicato alla crisi: mappatura multidimensionale degli stakeholder (perde il territorio, lo Stato, le associazioni di rappresentanza); analisi dei flussi normativi (DDL delega vigilanza cooperativa A.C. 1778); ingegneria della protezione (la mutualità prevalente ex art. 2513 c.c. come brand istituzionale e asset, non costo).
Framework VCW: l’imbuto delle soluzioni
Il VCW (Value Creation Wheel, Prof. Luis Luso Roque) filtra le soluzioni: Discover, Define (KPF), Create, Select, Act. La soluzione che supera tutti i filtri: un Protocollo Nazionale di Avvio Cooperativo (Confcooperative, Legacoop, AGCI + MIMIT) con modulistica standardizzata, accesso al credito cooperativo nei primi 36 mesi, esonero parziale dagli oneri di revisione per cooperative <9 soci nei primi 5 anni, inserimento della cultura cooperativa nei curricula.
Il workers buy-out
Quando un’azienda entra in crisi, i dipendenti possono costituire una cooperativa e acquisirne il controllo (esenzione imposta successione/donazione, esenzione fiscale TFR a capitale, intervento CFI fino a 2 mln €). Le Marche già attivano contributi a fondo perduto fino a 150.000 € per cooperativa WBO. Manca una norma nazionale omogenea.
Opportunità non ancora colte
- Comunità Energetiche Rinnovabili (CER): D.Lgs. 199/2021 e Decreto MASE 414/2023; obiettivo 15.000 CER entro giugno 2026.
- Nuovo regime fiscale imprese sociali (dal 1° gennaio 2026, art. 18 D.Lgs. 112/2017 rafforzato da DL 84/2025): detrazioni 30% per investitori in startup sociali.
Cinque proposte operative
- Semplificazione normativa proporzionale alla dimensione (attuazione A.C. 1778).
- Incentivi fiscali strutturali alla costituzione (sul modello startup innovative).
- Riforma strutturale del workers buy-out (legge nazionale organica, raccordo con D.Lgs. 14/2019).
- Educazione cooperativistica nei percorsi formativi.
- Un osservatorio nazionale sulla natalità cooperativa.
Conclusione
Il problema non è il modello — che in 170 anni ha attraversato crisi, guerre e trasformazioni. Il problema è che il sistema normativo, fiscale e culturale non è stato aggiornato con la stessa velocità del contesto. È il diritto che deve cambiare.
Maurizio Doria è Dottore in Governance Cooperativa, Consigliere Nazionale di Confcooperative e Direttore Generale di Nitor Soc. Coop.
